GRANDE GRANDE GRANDE MINA

Pino Presti racconta… come nacque Grande grande grande

Raccolto da Lucio Nocentini e pubblicato in Mina talk di Fernando Fratarcangeli

L’antefatto si svolse durante la tournée nel 1970. Ci spostavamo preferibilmente in macchina o in treno.

Si giocava a poker in uno scompartimento ferroviario, certe volte a soldini, io, la Mina, Bernardini, che era il grande patron della Bussola, artefice di quella tournée Mina-Gaber, e Alberto Baldan, che era il pianista dell’orchestra.

Giocando persi proprio con lei una certa cifra, due o trecentomila lire dell’epoca, non erano maluccio. Era molto brava a carte, sveglia, corretta.

Arrivati in albergo compilai l’assegno: bussai alla camera di Mina, entrai e dissi: – Ho qui l’assegno da darti.

  • Non ne parliamo neanche. Assolutamente. Non lo voglio.

  • No, l’assegno tu lo prendi.

  • Assolutamente no.

    Andiamo un po’ avanti con questa piccola lotta quando…

    Devo fare un piccolo passo indietro.

    Viaggiando di notte lei aveva sentito alla radio due brani strumentali che io avevo fatto per la Ricordi, e le erano piaciuti.

    Allora ho giocato la carta; – e va bene, ho detto, visto che non vuoi i soldi ti farò un arrangiamento gratis, quando lo vorrai, ma mi deve piacere!

    Lei rise e a quel punto chiudemmo così.

    C’era un pezzo che le era stato arrangiato due volte. Lo voleva buttare via. Ma decise di tentare un’ultima carta con me.

    Vado in Basilica, ascolto la canzone, sento che può esserci qualcosa di forte; effettivamente gli arrangiamenti fatti sapevano di vecchio… si può far fare al pezzo una svolta più moderna.

    Era luglio, ricordo, quando ci siamo salutati… lasciandomi all’uscita della sala Mina mi disse: – Pino, non ti preoccupare. Se io non dovessi fare questo pezzo significa che è sfigato, e allora lo butteremo nel cesso.

    Tutta l’estate fu una vacanza-lavoro con Augusto Martelli: io ero il suo bassista. Provai e riprovai l’arrangiamento, quasi ogni pomeriggio.

    In settembre tornai in Basilica e realizzai la base, come facevo sempre, con i musicisti e così è nacque Grande grande grande.

    Tony Renis sulle prime rimase un po’ perplesso perché immaginava qualcosa di spagnoleggiante. Mina lo ascoltò e fu contentissima. Rimase entusiasta. Il resto è storia.

    Il pezzo ha funzionato e io non sono stato pagato per l’arrangiamento come d’accordo, anche se il delizioso papà Mazzini, previa telefonata, mi fece pervenire un assegno in regalo.

    Per lei comunque io avrei lavorato gratis.

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