Paolo Limiti…

Paolo Limiti – Pane, Hollywood e canzonette

Di Lucio Nocentini

Paolo mi riceve cordialmente nel suo elegante appartamento all’ottavo piano di via Cagliero a Milano. Dalle grandi porte finestre si vedono le montagne, perché è una di quelle belle giornate terse. Mentre lui parla di lavoro al telefono mi metto a curiosare tra le fotografie incorniciate sopra un grande pianoforte a coda. Alcune lo ritraggono abbracciato a sua madre, scomparsa di recente, altre lo vedono in compagnia delle star più famose e affermate di Hollywood, da Liz Taylor a Sophia Loren. Da Gina Lollobrigida a Sharon Stone, da Joan Collins a Whoopi Goldberg… così cominciamo a parlare di tutte queste sue straordinarie “amiche” anche se il motivo per cui sono da lui è per ammirare e descrivere le sue collezioni di riviste di cinema, di bambole, di film, di dischi e di libri che vanno dagli anni trenta, quaranta e cinquanta fino a oggi. Ne possiede migliaia nella sua incredibile casa museo…

Sei uno dei più grandi collezionisti di riviste di cinema, di film e di libri, forse il più grande in assoluto. La tua prima volta al cinema? La ricordi?

Non così perfettamente. Se ripenso alle mie prime esperienze al cinema, sai, erano gli anni quaranta, mi si sovrappone tutto. Ricordo sì alcuni film, quando ero piccolo piccolo, e sono l’Orfeo di Cocteau, del 1950, con Jean Marais. Poi andando indietro ancora Il fiore di pietra, un filmrusso del 1946. Ricordo Fascino con Rita Hayworth, del 1944, poi un film con Maria Montez, Il Cobra, sempre del 1944… Forse il primo che ho visto è stato Le fanciulle delle follie (Ziegfeld Girls) del 1941. Ricordo Judy Garland che scendeva dalla scala e Lana Turner con tutti i palloncini… Ma devo averlo visto dopo qualche anno che era uscito, perché il film è del 1941 e nel 1941 io avevo un anno! Tra l’altro tutti questi film ho avuto la fortuna di  recuperarli in DVD.

Dove andavi, allora, al cinema?

Andavamo vicino a casa, in piazza Argentina, poi al Plinius, all’Abruzzi e al Puccini.

E qual è il primo attore o la prima attrice che ti ha affascinato?

Rita Hayworth. E’ stata per me una folgorazione. Ricordo che addirittura cantavo Verde luna continuamente. Un’altra che mi colpì parecchio fu Ilona Massey che non ebbe un grande successo, ma aveva una bella voce, da soprano, era un’ungherese trapiantata a Hollywood, che ricordo nel film Balalaika. Quella è la prima canzone che ho adottato come mia quando ero piccolo piccolo piccolo e cantavo “Suona balalaika!” (At the Balalaika) ma poi la mixavo con Io t’ho incontrato a Napoli, perché le melodie si assomigliano molto. Io t’ho incontrato a Napoli è una canzone magnifica scritta da un americano, pensa un po’. Il titolo originale è Somewhere in via Roma, da qualche parte in via Roma. Perché un maresciallo americano venuto in Italia durante la guerra, s’era innamorato, e al ritorno in America ha scritto questa canzone.

Quindi la tua prima passione è stata musicale, dato che le tue prime folgorazioni al cinema erano attrici che cantavano…

Sì, ma ascoltavo anche tante cantanti alla radio, nel dopoguerra, come la Lidia Martorana, sue sono Amore baciamiAddormentarmi così, del 1947, poi Nella Colombo con il suo Giorgio del lago Maggiore, del 1945, e  Bruno Rosettani…allora con i miei abitavamo a Torino che era il centro musicale della Rai.

Abitavate a Torino? Ma non sei nato a Milano?

Sì sì, ma mio padre era procuratore della Pirelli e ci spostavamo di continuo per l’Italia. Un anno in Sicilia, uno in Sardegna. A Torinocomunque ci abitammo per ben quattordici anni. In casa frequentavamo molti amici del maestro Mario Migliardi che era direttore d’orchestra alla Rai di Torino, e mi ricordo che mi divertivo ad alzare tantissimo il volume della radio, durante le pause tra una canzone e l’altra, perché si sentiva tutto un chiacchierare in sottofondo tipo… “ciao Mario, bene arrivato, come stai?”. A proposito di Mario Migliardi, sua era la sigla “Una Musica”che avevo scritto per il Rischiatutto e  che cantavano i Ricchi e Poveri  . Ma tornando a me, alla radio ascoltavo gli americani. Frank Sinatra e Doris Day. Li adoravo e già allora mi sentivo affascinato dall’America e da Hollywood,

Ma la prima cantante importante, per te, è stata Jula De Palma, non è vero?

Fu quella che mi colpì e che cominciai a seguire. Potrei definirla la cantante che mi ha avviato alla professione. Mi piaceva molto la sua voce.La sua ritmica, lo scat che possedeva, e il fatto che cantasse in varie lingue. Io sono cresciuto in una famiglia multietnica perché mio papà era francese, e mia nonna era francese. L’altra nonna era austriaca. Mio nonno parlava sei lingue, faceva il traduttore, mia mamma nata in Sicilia ma cresciuta a Milano, per cui in casa mia, a Natale, sentivi tutto un mescolarsi di lingue. Jula mi piaceva tantissimo perché aveva una pronuncia perfetta, sia in inglese che in francese. Aveva la facoltà di anticipare la nota, quando era necessario, per dare più colore alla frase. Non era mai fuori tempo. Ricordo che una volta l’orchestra, per scherzo, cercò di buttarla fuori tono, di farla stonare. Non ci riuscirono. Lei si mise a ridere, guardò gli orchestrali e continuò a cantare perfettamente. Io, diciassettenne, le scrissi una lettera del tipo: “lei mi piace, è una brava cantante. Io ho scritto delle canzoni e gliele invio…” e mandai tre testi in inglese e uno o due in italiano.

Lei abitava a Torino?

No. A Roma, ma era Milanese. Non mi aspettavo certo la bella lettera che mi arrivò dopo una settimana. Diceva che le piacevano le mie canzoni e che Dick Salomon ne avrebbe incisa una, dal titolo Tears of Ice, lacrime di ghiaccio. Così uscì questo quarantacinque giri, ne ho una copia che conservo gelosamente. Che poi Dik Salomon era suo marito, Carlo Lanzi, con un nome d’arte. Poi successe che andai a Roma in gita con la scuola, e glielo comunicai. Lei mi invitò, affinché ci conoscessimo di persona. Mi ricevette nella sua villa sull’Appia Antica dove viveva, ti puoi immaginare io com’ero emozionato, a casa della mia cantante preferita… lei, tra le altre cose, mi disse: “Devi fare questo mestiere, Paolo. Perché sei dei nostri. Continua”

Ma anche lei cantò una tua canzone

Qualche anno dopo venne a Milano e mi invitò alla Fiera dei sogni, dove lei era ospite di Mike Bongiorno, con la scusa che voleva farmi ascoltare un pezzo di un nuovo autore. Andai e lei cantò questa canzone che si chiamava Mille ragazzi fa, e il testo era mio! Una sorpresa. Un regalo bellissimo per me.

Fu la canzone che ti aprì la strada…

Sì. Da quel giorno tanti musicisti mi chiamarono per farmi scrivere altri testi. Una la feci per Maria Doris, di Bologna. Lei era diventata famosa con La finta tonta e io le feci Bionda bionda Proibita e vietata, due canzoni allegrotte composte con il maestro Martini. Poi feci La gente per Nicola Arigliano. Per Milva feci Pigramente. Composi anche il testo di La la la con cui la Massiel vinse il festival europeo della canzone a Bruxelles. Poi feci altre canzoni che non mi ricordo.

In che anno eravamo?

1965 – 1966

Lavoravi già in pubblicità?

Si. Finiti i miei studi tecnici venni a Milano, cominciai a lavorare per una ditta americana la Honeywell.. Traducevo i libri di elettronica per i tecnici. Poi cambiai e andai a lavorare per una ditta tedesca, la Eigenmann. Io parlavo bene tedesco. Ero capoufficio a soli ventun’ anni, pensa. Avevo due segretarie e guadagnavo tantissimo rispetto ai miei colleghi. Ma non mi piaceva fare quel lavoro. Poi mio padre morì, e dato che ero scontento della mia professione, mia madre mi disse: “Senti, la vita è una sola, butta il tuo diploma sopra l’armadio e fai quello che ti piace. Non ha senso che tu debba continuare così”. Allora risposi a un’inserzione di una agenzia, la Lintas, andai lì e venni assunto. Per loro feci il pubblicitario. Ho lavorato in pubblicità dal ’64 al ’68. Divenni anche sceneggiatore e regista di caroselli. E intanto, parallelamente, facevo e spedivo canzoni alle case discografiche. A Roma, ero andato a fare i caroselli dellaPolaroyd, mi giunse la notizia (Luciano Rispoli che era un funzionario della Rai mi mandò a chiamare) che una delle mie canzoni che avevo proposto alla Sugarera stata scelta per il festival di Sanremo! Il titolo era La voce del silenzio.

L’avevi spedita tu, a Sanremo?

No, Giusta Spotti che era la compagna di Elio Isola che aveva fatto la musica, mi propose di fare il testo. Ci avevano provato in quattro o cinque senza risultato. Io glielo feci in poco tempo e a lei piacque molto. Venni avvertito un mese più tardi, quando la canzone era rientrata tra le prescelte.

Chi ti ha ispirato il testo?

Tornai a casa un giorno e mia madre che era rimasta sola a casa, mi disse: “Sai, Paolo, pensavo una cosa oggi, ero qui che stavo lavorando in casa, mi tornava in mente papà, e ho pensato non è vero che il silenzio non ha una voce. Anzi nel silenzio puoi risentire tutte le cose che hai vissuto”. Io trovai molto bello questo concetto, e lo sviluppai in un testo.

E chi scelse i cantanti per Sanremo?

Dionne Warwick fu scelta dal suo produttore, Burt Bacharach. Lui, grande musicista, ascoltò tutte le 24 canzoni e scelse per Dionne la nostra. Fu lui, Bacharach in persona a fare l’arrangiamento in America. Tony Del Monaco, credo, fu scelto dalla Sugar. Che allora era Cbs. Tony dopo aver cantato, tra l’altro benissimo, saltò giù dal palcoscenico e mi abbracciò con calore. Un uomo delizioso, ricordo. Dionne invece era una superstar americana molto protetta. Non parlava una parola di italiano, inoltre il grande pubblico non si entusiasmava più di tanto per lei.

Fu in quel periodo che lavorasti con Elsa Merlini?

Rispoli, dopo avermi fatto chiamare per via della canzone per Sanremo, mi propose di scrivere un testo per una cosa radiofonica per la Merlini. Io, “diplomatico e gentile” come sempre gli risposi: “No, perché tanto qui sono tutti raccomandati…”. Fu mia madre a convincermi di fare un copioncino. Mi disse:”Ma dai, cosa ti ci vuole a farlo! Ti metti li e in una mezz’oretta…” Scrissi questa cosa inventandomi : “La maga Merlini” e lo detti a Rispoli. A lui piacque tanto e mi assegnò anche la regia e il montaggio. La Elsa Merlini si innamorò di me, legammo subito, anche se lei era un bel peperino, come carattere. Io la corressi in un paio di scene, e lei capì che non ero un pivellino alle prime armi.

Fu lì che conoscesti Mike Bongiorno?

Mike venne come ospite della seconda puntata. Finito di registrare il suo intervento mi prese da parte e mi chiese di diventare un suo autore. Io, che fino ad allora avevo continuato a lavorare in pubblicità, decisi di licenziarmi. Lavorai con Mike in radio per tre anni, poi arrivò ilRischiatutto.

Comunque io con Mike baruffavo spesso. Avevamo i caratteri uno all’opposto dell’altro. Un giorno abbandonai la scena, proprio mentre preparavamo Rischiatutto. Era l’inverno del ’69. Ma ci legava un contratto. Cinque minuti dopo che avevo lasciato Mike con un bel vaff…, mi chiamò Marcello Marchesi che mi propose Ma perché, perche sì che inaugurava la fascia del mezzogiorno di Rai1. Prima di allora non c’era niente a quell’ora. Ero lusingato, e lui mi confessò che gli ricordavo se stesso quand’era piccolo. Così feci la prima cosa televisiva con Marchesi e Mike andò ancora di più su tutte le furie.

Intanto, sempre lavorando come pubblicitario, incontrasti Mina… ti ricordi la prima volta che la vedesti?

Come no! Bisticciammo subito… Io venni mandato a Roma, nel ’66, per sostituire l’incaricato che si occupava dei Caroselli Barilla che se ne era andato. Lei, la prima volta che la vidi, era su un tapis roulant che presentava la pasta. Ma la scena che stavano girando non mi piaceva, allora chiesi che alzasse una mano e che mantenesse il palmo in su. Lei mi guardò e con aria un po’ contrariata mi chiese: “Di grazia, perché dovrei alzare la mano?”. Le risposi: “Qui signora dovrebbe alzare la mano perché si deve pensare che sta portando degli spaghetti in tavola”. Poi scese e mi attaccò  un po’, dicendomi che lei amava molto i signori, anzi i veri signori. E io le risposi che mi piacevano le vere signore. Allora pensò, non avendo la vera al dito, che l’avessi in qualche modo offesa. Perché lei aveva avuto Massimiliano senza essere sposata. Poi, durante le pause, nei giorni successivi, non volevo che lei pensasse che ero un tipo succube e abbagliato della sua fama, così me ne stavo in disparte, o a parlare con gli altri della troupe. Eravamo due ragazzi che si facevano delle schermaglie, bada bene. Un giorno, molto carinamente, mi invitò a sedermi vicino a lei. Legammo e più tardi mi confessò: “Sai, tutte le persone che mi incuriosiscono io le provoco”. Poi, durante quei caroselli, successe un altro problema ma non per colpa sua. Io volevo che la macchina da presa mettesse in risalto il marchio Barilla che doveva sembrare un terzo occhio, allineato con gli occhi grandi di Mina. Girammo tutti i codini. All’ultimo, il direttore delle luci che era Rossi, le disse di non spostarsi per un problema di ombra sulla scollatura. Mi accorsi che Antonello Falqui aveva imposto una inquadratura più allargata che non era quella che io volevo. Io dichiarai che era tutto da rifare, salutai e abbandonai in troco lo studio. Il povero Gigante mi cercò ovunque. Andai al ristorante e poi al cinema. Mi trovarono a notte fonda e cercarono di convincermi a tornare in studio. L’indomani ci andai e Mina mi aspettava sulla porta tutta carina e disse “Dai, Limitino…”. E io cedetti.

Anche Mina incise La voce del silenzio…

Lavoravo ancora in pubblicità, nel maggio del 1968. Arrivai a casa sua un giorno. Lei spalancò la porta e disse:” Ti faccio La voce del silenzio”.E quell’estate incise il disco Mina dalla bussola dal vivo. Che poi è uno strano live perché le canzoni per ragioni tecniche venneroriprese in sala tenendo però gli applausi v e r i. A Canzonissima, in autunno la cantò magnificamente sempre dal vivo. Erano gli anni in cui tutti i cantanti si esibivano in play-back. Lei, dopo aver visto cantare (la) Shirley Bassey La vita in diretta, esclamò:” Eh no, allora canto anch’io così!”.

Poi per lei scrivesti Bugiardo e incosciente…

Feci una traduzione letterale del testo de La Tieta, di J. Manuel Serrat, e a parte le prime dieci righe di Bugiardo e incosciente. Lei li valutò entrambi e disse “Facciamo Bugiardo e incosciente! Questa, questa questa!” Così andai avanti a farla e mentre io stavo lavorando alla Fiera, mi pare con Marchesi, lei mi chiamò e disse “ Senti sono in sala di incisione, ma finiscimi ‘sta canzone!” . Mancava l’ultima strofa. E mi ricordo che la feci sopra un calorifero del piccolo ufficio dove lavoravo. Un quarto d’ora e la completai. Poi lei la incise e il resto è storia. L’ispirazione di questa canzone l’ho presa da una commedia scritta da mia madre, in cui c’era un manigoldo, un disgraziato, che faceva soffrire una donna. Io, avendola letto il copione, rimasi colpito dalla visione femminile di un rapporto d’amore conflittuale. Anche nella commedia la protagonista, malgrado tutto, restava con lui. Io con mia mamma ho avuto un rapporto favoloso perché anche lei era una creativa. Magari non eravamo d’accordo su alcune cose ma ci trovavamo sullo stesso binario. Lei era giornalista, aveva scritto novelle e libri. Ma tornando a Bugiardo e incosciente, io l’originale, La Tieta non la trovavo “minosa”, ecco perché feci la traduzione letterale da una parte, e la mia versione ispirata alla donna della commedia di mia madre, dall’altra. Anche in Sacundì sacundà, il diavolo invita Mina a seguirlo, ma lei preferisce rimanere con il suo amore. E proprio perché poi alla fine la donna non va col diavolo, questa canzone non venne censurata! Ma ci mancò poco, perché erano tempi duri per i testi audaci!

Hai scritto anche un libro, pubblicato da Mondadori, dal titolo Bugiardo e incosciente

Sì, quella però è una cosa diversa. Amori sempre conflittuali, ma il titolo originale era diverso. Si chiamava Con tutto il mio veleno. Ed era la filosofia delle due donne che un lui aveva trattato male. Loro si coalizzavano e gli auguravano tutto il veleno possibile.

Anche Jula De Palma ha cantato Bugiardo e incosciente

Sì, al Sistina, quando ha fatto il concerto di addio. Le piaceva molto il pezzo e l’ha fatto insieme ad altre mie canzoni in quell’occasione. Jula è sempre stata molto amata dai musicisti e più che tra lei e il pubblico, c’è stato un intenso rapporto tra lei e l’orchestra. Anche Jonny Dorelli cantò Bugiardo e incosciente perché piaceva tanto a Catherine (Spaak). Era l’epoca in cui stavano insieme e lui gliela dedicò.

Poi, con Mina arrivò il Midem di Cannes e più o meno in quel periodo divenne anche tua valletta…

Lei abitava a Lugano; eravamo molto amici a quei tempi. Il signor Mino, suo papà mi chiese di fare dei filmati per il Midem. Sotto casa di Mina, in zona Monte Generoso, c’era uno studiolo della TSI, la televisione svizzera. Era una piccola dependance. Scegliemmo le canzoni, AdagioNon credereViva leiInsieme. Lei scese, si pettinò, si truccò, si mise anche le ciglia finte e mi ricordo che disse: “Solo io e Theda Bara ci trucchiamo così!”. Sempre in quel periodo Mino mi chiese di fare il presentatore di un telequiz in 24 puntate dal titolo  Il calderone per inaugurare i programmi a colori della tivù svizzera. Io non ne volevo sapere, ma Mina si offrì di farmi da valletta e riuscì a convincermi. Si girarono tutti di seguito. Fu lì che lei inaugurò gli Hot pants. Tagliò dei pantaloni e se li cucì da sola! Purtroppo non esistono più questi documenti eccezionali perché i nastri sono stati cancellati e riciclati. I giornali titolarono:”Mina rifiuta Canzonissima per fare la valletta di Paolo Limiti”. La prima battuta che facemmo al suo ingresso fini addirittura con una grande foto nel centro del “Corriere della Sera”. Io dicevo: “Ma come si è bardata, signora Crocco?” E lei di rimando: “Bardata? Ma signor Limiti, non sono mica un cavallo!”-

Anche Ornella Vanoni in Argilla ha cantato Bugiardo e incosciente.

Già.L’ha fatta un po’ jazzata. Ma Mina sa interpretare e cantare molto bene. E Bugiardo e incosciente in certi momenti è un po’ estesa.

Ornella Vanoni quando incontra Paolo Limiti?

Un giorno ero all’Ariston, lei incideva per loro, arrivò lì lei e le dissi: ”Ho una canzone da farti sentire” che poi lei fece, si chiamava No no no. Io allora ero invasato per le canzoni straniere tipo quelle cantate da Timy Yuro… Un’altra volta mi chiese: “Non hai altro da farmi cantare?”. Le risposi “Ce l’avrei una canzone ma non la inciderai mai perché c’è una frase molto pesante”. Lei la lesse ed esclamò: “No no. Questa la faccio!” . La canzone era Angeli e diavoli e la frase pesante era “mi scopava lì per terra”. Poi per lei feci Stupidi. La storia mi apparteneva perché ero stato io il traditore. E comunque era lo stesso argomento di Credi che precedentemente avevo fatto per Mina ma non mi era piaciuto l’arrangiamento di Augusto Martelli troppo ricco e forte. Poi scrissi per lei ancheNon sai fare l’amore. Dove raccontai la storia accaduta a una mia amica che si sentiva abbracciare dappertutto dal suo uomo. Ornella mi telefono subito entusiasta dopo averla ricevuta perché la trovò bellissima.

Ma a parte le canzoni, vi frequentavate?

Sì sì. Una sera che stava facendo Amori miei a teatro mi telefonò e mi chiese “Cosa fai stasera, andiamo a cena insieme? “Sì va bene” le risposi “ti vengo a prendere io”. “D’accordo, ma non venire con la cinquecento! Prendi la macchina da ricchi!” Quante risate quando mi vedeva arrivare in cinquecento. Non le piaceva proprio salirci. Invece Mina era contentissima. Una volta mi ricordo che eravamo andati a vedere Venga a prendere il caffè da noi al Capitol, qui a Milano. Con Mina si doveva entrare sempre, in sala, quando il film era appena cominciato, e si doveva uscire prima che si accendessero le luci altrimenti le persone la prendevano d’assalto. Quella volta si sono accese prima e nei corridoi hanno cominciato a dire “La Mina, la Mina”. Siamo corsi verso la macchina, la cinquecento, che era parcheggiata di fronte al Santa Lucia e intanto si era formato un capannello di persone. Riusciamo a entrare dentro a malapena. Provai a mettere in moto e la macchina non dette cenno di voler partire. Lei, apparentemente tranquilla, sorridendo agli ammiratori, con l’aria più tranquilla del mondo, mormorò: “Se non parte ti uccido!”. E grazie a Dio la cinquecento partì. Sempre a proposito delle nostre uscite, era di notte, dopo aver mangiato qui a casa mia e guardato qualcosa in tivù, all’una andammo a fare un giretto. Ci piaceva la notte. L’aeroporto non chiudeva mai e andavamo lì a prendere il caffè perché in città, alle due o alle tre, era tutto chiuso. Stavamo per entrare in aeroporto e un signore che scopava per terra ci guardò e le fece: “Ma è la Mina?” e lei, tirando dritto, rispose “Magari!”.

Poi facesti Buonasera dottore

Nacque nel ’73 e presi lo spunto da una storia successa a me. Io ero il dottore.

In quel periodo mi arrivavano tante cartoline con i fiorellini disegnati da una certa Claudia e non immaginavo che di cognome facesse Mori. Me lo rivelò poi il fotografo del Clan, Vincenzino Falsaperla. Allora ci incontrammo e lei mi chiese di farle un disco di canzoni d’amore tutte collegate tra loro. Io accettai a patto che cantasse anche Buonasera dottore per la quale nel frattempo mi ero fatto fare un valzerino da Shel (Shapiro). La canzone venne suonata un po’ di volte in radio ma non successe altro. Anzi me la rubarono pure gli americani e la tradussero in MisterJordan nel ’76. Ma non feci loro causa. Dopo alcuni mesi Claudia mi ritelefonò chiedendomi un’altra canzone perché doveva andare ospite in tivù da Gino Bramieri. Io le risposi di no e la costrinsi a promuovere Buonasera dottore anche in televisione e non solo in radio. Lei rimase un po’ male. Fece la canzone il sabato sera, un po’ controvoglia, e il lunedì c’erano undici mila prenotazioni nei negozi. Il disco schizzò in classifica al primo posto della Hit Parade.

Poi Mina la cantò in Sì Buana

Sì. Mi chiese di scriverle il testo al contrario e fare che chi chiamava era una donna, ma non potetti accontentarla perché non potevo far dire a un uomo “Ho sciolto tutti i capelli giù”. Avremmo dovuto come minimo coinvolgere Fiorello!

Nel 1989, per Mina facesti Che nome avrà nel disco Uiallalla. Un testo bellissimo.

Sai, quando un grande amore finisce ti chiedi, chi sarà il prossimo che amerà, e cosa farà con lui… Sono sempre storie d’amore vissute o da me in prima persona o da qualcuno che conosco.

Ahi mi amor, che da tutti i fan è considerata la più bella canzone di Mina.

Anche questa era una mia storia. Che avevo vissuto. Di questa nostra storia io, non capirò mai niente… Ahi, mi amor, con questo dubbio resterò tutta la vita non saprò, se mi hai amato oppure no. Succede qualche volta, no? Forse più spesso di quanto si pensi.

E Gina Lollobrigida?

La Gina l’adoro! La conobbi a Roma in occasione di un premio che avevamo preso sia io che lei. Poi invece decisi di fare tutto uno speciale su di lei. La chiamai e fu subito disponibile e molto carina. Legammo immediatamente. E diventammo amici. Volle perfino che le facessi la prefazione nel catalogo della sua mostra a Roma. E’ molto brava. Pur essendo stata alla Casa Bianca e abbia lavorato con chiunque, in realtà è rimasta sempre una “ragazza” normalissima. Chiama spesso e si annunciatipo, “Ciao, so’ Ggina. Me sembra che so’ tutti pazzi questi, sta a sentì … ” e poi parliamo. Questo mi piace molto. Ha una componente normale che altre star non hanno.

Sophia Loren?

E’ stata molto gentile e aperta con me. Quando io facevo la trasmissione in tivù mi chiamava spesso sua sorella Maria (Scicolone). Che mi riportava tanti commenti di Sophia, sulle cravatte che indossavo, sui balletti e sui cantanti che invitavo e io ero alquanto stupito. Muore purtroppo Mastroianni, la Rai me ne commissiona il tributo in prima serata e io invito tutte le star più rappresentative. La Lollobrigida, la Silvana Pampanini, la Anouk Aimée, Claudia Cardinale, Flora Mastroianni, la moglie di Marcello. Sophia da Los Angeles rilascia un’ Ansa dove afferma che non vuole parlare con nessuno e che farà le sue condoglianze in forma privata ai familiari. Poi mi chiama una signora, il suo avvocato e mi dice :”Perché non hai invitato anche Sophia?”. “Perché non vuole rilasciare dichiarazioni”. E lei mi dice “Ma per te lo farebbe!” Beh, lei ha montato un filmato dove ha fatto tutto da sola. Ha parlato magnificamente e ha raccontato molte cose bellissime di Marcello. Poi (ci siamo sentiti dandoci del lei e) mi ha fatto tanti complimenti. Quando successivamente ho fatto le Mille puntate ho pensato di invitarla. Era la star di fama mondiale ma italiana. Prima di fare l’intervista che è stata poi trasmessa io sono stato in camerino con lei per un’oretta e mi sono trovato magnificamente.

Ma Sophia non è stata l’unica a complimentarsi con te, no?

A questo proposito, ti racconto, mi chiamò Rambaldi, il papà di ET da Los Angeles, che mi regalò una cravatta fatta da lui con su ET. Sempre da Hollywood mi chiamava la Elettra Morini, la moglie di Tony Renis per congratularsi e darmi consigli. Il presidente Leone mi scrisse una lettera di complimenti sulla trasmissione, vergata a mano, di due pagine fitte! Perfino l’allora primo ministro canadese Jean Chretien mi scrisse una lettera che conservo, in cui mi dice che sono l’italiano più conosciuto in Canada! Pensa. E poi mi riferivano che chiamava una certa signora Valli che faceva tanti complimenti e dava consigli sugli abiti di scena, sugli argomenti che trattavamo e sulle canzoni. Allora decisi di ringraziarla e chiesi: “Da dove chiama questa? Da Roma? E come si chiama? Alida? Alida Valli. Ma siete pazzi a non avermelo detto subito? Alida Valli? Così l’ho chiamata scusandomi per non averlo fatto subito, ed è venuta in trasmissione! E’ venuta perfino Renata Tebaldi che non rilasciava interviste da trent’anni! Sembra una cosa da ridere ma non lo è affatto. Un altro fatto incredibile. Ho fatto un’intervista a Jack Lemmon e lui alla fine è rimasto talmente contento di come gliel’ho fatta che mi ha detto aspetta lì che ti mando Walter Matthau! E dici niente? Charlton Heston fece un’intervista con me in tre giorni. Tre appuntamenti. Finimmo tutto. Ringraziai e lo salutai. Lui disse “aspetta Paolo, devo aggiungere che questa è la più bella intervista che ho avuto in tutta la mia carriera”.

E con la grande Elisabeth Taylor, come andò?

Fu una persona deliziosa con me, ma guai a chiamarla Liz. Perché suo fratello da bambina la chiamava Liz the the Lizard, Liz la lucertola. Come andò? Un giorno decisi di fare una serata con tre artiste straordinarie. Allora scelsi Woopi Goldberg, Elisabeth Taylor e Sharon Stone. Quest’ultima era in piena auge. Chiamai la mia amica agente hollywoodiana che si dimostrò scettica sulla Taylor. Lei non rilasciava interviste e non andava da nessuna parte da un pezzo. Invece la mia amica mi chiama e dice : “ Oh, ha detto che la fa!”. Io, felicissimo, arrivai a Los Angeles, preparai tutto per la ripresa, Elisabeth mi telefonò e mi disse tutta soft: “Non me la sento, devo partire per l’Europa e sono molto stanca”. Io allora le dissi: “Vuoi dire che non ti posso né abbracciare né baciare?”. Lei stette in silenzio dall’altra parte del filo poi sussurrò: “Ok, domani, bungalow tre alle tre”. L’ho intervistata per due ore ma ho poi ridotto il tutto a venticinque minuti perché si è molto confidata con me e alcune cose erano troppo private. Conservo ovviamente ancora tutto con affetto. Alla fine, lei aveva il suo cagnolino Sugar sulle ginocchia, io ho chiesto di baciarlo. Lei ha detto: “No no. Tu adesso baci me!” . E mi baciò sulla bocca. Qualche anno dopo mi telefonò perché voleva fare una puntata tutta incentrata sulla sua vita. Ma purtroppo la Rai non accettò la proposta. Ho perso una grande occasione. Ma sono stato stupido io a non farla ugualmente. Pensa che durante la prima intervista mi raccontò che al primo appuntamento con Mike Todd, lui si permise di arrivare con un’ora di ritardo. Lei arrabbiata gli tirò delle caramelle, allora lui l’afferrò con impeto, la buttò sul pavimento e fecero l’amore lì. Un po’ come succede a Ornella Vanoni con il camionista, nella mia canzone Angeli e diavoli.

Una delle tue cantanti preferite è Dalida…

L’ho avuta ospite nella mia prima trasmissione televisiva. Ma perché perché sì. Conoscevo le sue canzoni e mi piaceva tantissimo. Lei venne e la trovai un bel personaggio. Piccolina, come una ragazzina, ma quando si muoveva aveva una gestualità meno barocca e descrittiva di Mina e più drammatica. Mi piaceva la sua voce, la sua passionalità e soprattutto il dominio che aveva delle telecamere, delle luci, della scena. A Partitissima, che vinse, la sera della finale, c’era sciopero dei cameraman, ma si doveva comunque fare la trasmissione perché era abbinata alla lotteria Italia; a telecamera fissa, lei che voleva dare questa idea di girare, chiese un mezzo primo piano e quando arrivò il ritornello incrociò le gambe e prese a ruotare su se stessa. Era troppo brava. Purtroppo a causa di un branco di idioti invidiosi che si inventarono una cosa sgradevole lei lasciò l’Italia. Dopo Buonasera dottore volevo fare un duetto tra due donne. Nessuna donna accettò di cantare con una collega. Solo Dalida disse di sì.

Abbiamo lasciato fuori Floradora! Vera star delle tue trasmissioni. Come è nata? E stata creata per “pepare” un po’?

No. La chiave fu questa. Volevano un giochetto nella trasmissione. E io non volevo un notaio della Rai, un signor no, per dire no quando le risposte erano sbagliate. Volevo un animaletto simpatico per rendere la cosa meno imbarazzante. Allora ecco un cane parlante. Il suo nome è preso da quello di una ditta di impermeabili americani degli anni dieci – venti. Chiamai Antonio Crapanzano e gli commissionai Flora Dora. Approfitto di lei per dire che le persone che sono venute in trasmissione da me, io le amo. Chiamo Orietta Berti perché mi piace. Chiamo Wilma De Angelis perché mi piace. Mi è simpatica, mi piacciono le canzoni che fa. (La) Betty Curtis l’adoravo anche perché aveva una bellissima voce. Con lei feci il Musicuore. E grazie a questo programma diventammo amici. Facevamo delle risate matte.

Tre film che desidereresti portare in un isola deserta, se potessi portarne solo tre?

Via col ventoOrfeo di CocteauLadri di biciclette.

E a proposito del cinema italiano del neorealismo?

Era magnifico. Erano dei film d’arte. Entusiasmanti. Il più bravo, se dovessi scegliere, è De Sica. I suoi film sono capolavori, a parte quelli più commerciali che fece a volte come attore. Rossellini un altro grandissimo. Anna Magnani, strepitosa. Allora c’era tutto. Oggi al loro livello non c’è nessuno.

La Sandrelli ti piace?

Brava.

E con Orietta Berti ti senti? Lei va spesso a Los Angeles…

Sì. Spesso. Abbiamo cari amici in comune. E’ bravissima e deliziosa.

Si vede ogni tanto con Ester Williams

Ce l’ho portata io la prima volta, a trovarla. Aveva una linea di cuffie da bagno, (la) Ester, e le firmava. Io l’ho conosciuta a Campione d’Italia, alla fine degli anni ottanta. Cariaggi decise di portare Hollywood in Italia. E mi invitò a presentare un programma con (la) Nadia Cassini. Il mattino che Ester arrivò era su un calesse con il marito. Io salì con loro e rimasero stupiti che parlassi inglese così bene. Simpatizzammo subito e accettò da me molti consigli su come fare la trasmissione. Si meravigliò inoltre che conoscessi tutta la sua vita nei dettagli, ma sai, essendo io cresciuto a pane e cinema! Finita la cosa mi lasciò il suo numero di telefono. Ecominciò la nostra amicizia nel periodo in cui intervistavo tanti attori americani. E intervistai anche lei, che aveva rifiutato tante proposte per giornali importantissimi.

Orietta Berti, quando va a Los Angeles, va a trovare Marylin al cimitero e le porta rose. Dice che la sua tomba è sempre spoglia.

E’ vero. Nessuno le porta i fiori. Marylin Monroe è stata il mio primo sogno erotico. Ero a Torino e tornando da scuola vidi un poster in piazza Paleocapa di lei appoggiata a un muretto nel film Niagara, vietato ai minori di sedici anni e io ne avevo tredici. Così l’ho sognata la prima volta che ho fatto un sogno erotico. Tutti hanno pensato che fossi innamorato di lei per anni. Ma non è così. Io in effetti ammiravo tutto quello che la 20th Century Fox aveva creato intorno a lei. Io, tramite lei, ho cercato di capire come si crea dal niente una star in America.

Ma veniamo al presente, al 2011, all’ultima canzone di Mina, Questa canzone, di cui si sono cercati gli autori, sul web… due giorni di grande suspense, e ti spunta Mario Nobile su un testo di Paolo Limiti.

Torniamo un passettino indietro. Quando ho fatto la conferenza stampa per “Minissima” io ho affermato che lei non sapeva scegliere le canzoni commerciali e che i suoi più grandi successi le sono stati imposti (parliamo di Grande Grande GrandeLa bandaParole parole). L’Ansa purtroppo ha isolato una frase. Allora stavo facendo uno speciale per celebrarla, sarei stato un idiota a criticarla. Però mi chiamò Massimiliano arrabbiatissimo e mentre cercavo di spiegarglielo mi coprì di improperi. Poi va beh… Comunque io ho cercato di fare il mio mestiere e di fare delle buone trasmissioni su di lei. E non è un’offesa dire che alle canzoni commerciali preferisce quelle sofisticate! Ma con lo speciale “Minissima” considero comunque chiuso il mio rapporto con la famiglia Mazzini.

Che si è riaperto con Questa canzone, nolente o volente. E per nostra fortuna perché la canzone è bellissima

Non ricordavo più di averla fatta. E sono caduto dal pero quando Mario (Nobile) mi ha telefonato per dirmelo. L’avevamo composta nel lontano’71 quando eravamo ancora molto legati a Mina. Non ci ricordiamo neanche se all’epoca gliel’avevamo fatta sentire oppure no. Poi, quando feci la trasmissione Viva Mina, Mario ebbe un po’ di nostalgia, la ritirò fuori e gliela mandò tramite Osvaldo Micciché.

Il colmo è che il testo sottolinea la vostra ex amicizia, perché dice letteralmente: “Canto per te questa canzone, per tormentarti ancora un po’… tornare lì per un momento con te che non puoi dire no. Canto per te questa canzone, per farti male forse un po’ perché tu sappia almeno ancora che dentro non mi hai perso no…”. E allora non si capisce più se sei tu che la tormenti con le parole che hai scritto, o se è lei che continua a tormentarti con la sua magnifica voce!

Ma quante chiacchiere piacevolissime abbiamo fatto… Il tempo è volato. E le vecchie riviste di cinema? I libri rari? Ci vorrebbe almeno un’altra puntata!

Passo attraverso corridoi nei quali campeggiano centinaia di bambole dai volti famosi come Ava Gardner, Marylin Monroe, Josephine Baker, James Dean, Elvis Presley,Jayne Mansfield, Frank Sinatra Jaqueline Kennedy, Marlene Dietrich, Joan Crawford (fatta da un artista di Madame Tussauds). Osservo incantato librerie stracariche di libri rarissimi, novellizzazioni, copioni di film e riviste italiane e americane degli anni trenta, quaranta, cinquanta, sessanta. Sono collezioni complete di Cine Illustrato, Fotoplay, Novelle Fiabe, Hollywood, Life, Screenstories, Festival, Mooviestrories, Una lira, Cinevita, Grand Hotel (tutti tranne il 221). A proposito, chi lo trovasse…

Milano novembre 2011

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